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30 - L'analisi del testo da tradurre - quinta parte

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«Oggi siete l'uno oggetto della lettura
dell'altro, ognuno legge nell'altro la sua storia non
scritta»1

Nell'unità 29 abbiamo fatto alcune considerazioni relative al tempo dell'enunciazione, della stesura del prototesto. Per quanto concerne la stesura del metatesto, ossia il tempo dell'azione del tradurre, evidentemente l'elemento entra in gioco soltanto quando i due testi non sono contemporanei.
  Se il prototesto appartiene a un'altra epoca, la sua analisi è influenzata dall'uso che si intende farne. Un'alternativa di fondo riguarda la scelta tra la modernizzazione del prototesto e la sua storicizzazione. Con il primo modello di attualizzazione, modernizzante, i riferimenti cronologici al periodo del prototesto vengono modificati e adattati al periodo del metatesto, per renderli omologabili al presente del lettore, il quale non deve in questo caso trasportarsi in altra epoca. Nel secondo modello, storicizzante, il dato cronologico viene valorizzato per quello che è, un elemento storico, e viene conservato tale quale. Quando il lessico della metalingua non è sufficiente a descrivere tutti gli oggetti del prototesto, per i realia storici interessati si usa la lingua del prototesto. In questo caso, il lettore del metatesto deve leggendo trasportare la propria disponibilità ricettiva indietro nel tempo, e percorrere, eventualmente con l'aiuto di una struttura metatestuale, la distanza cronologica tra sé e il prototesto.
  Le ripercussioni pratiche di questa divergenza di approccio sull'analisi traduttologica riguardano il punto di focalizzazione dell'attenzione del traduttore.
  Nell'approccio modernizzante, il punto di focalizzazione principale del traduttore-lettore è il presente, è il contesto culturale del proprio lettore modello. Ogni elemento del prototesto viene proiettato sulla sagoma del lettore modello, e tutta la zona in cui il primo non rientra nella seconda, la zona di mancata sovrapposizione del primo sulla seconda, viene "ritagliata", eliminata dai canali di traduzione interlinguistica testuale pura, e mentalmente avviata lungo i canali della trasformazione modernizzante. L'analisi traduttologica, in questo caso, è dunque caratterizzata da un continuo processo di proiezione del prototesto sul presente del traduttore, di proiezione anteriore. Al centro di quest'analisi è il tempo del metatesto, intorno all'adattamento del prototesto alle categorie della sua cultura si plasma la strategia traduttiva.
  Nella prospettiva storicizzante, di contro, il punto di focalizzazione principale del traduttore-lettore è il passato, è il contesto culturale del prototesto. Ogni elemento della cultura del lettore modello del metatesto viene proiettato sulla sagoma del prototesto, e tutta la zona in cui la prima non rientra nella seconda, la zona di mancata sovrapposizione della prima sulla seconda, viene "ritagliata", eliminata dai canali di traduzione interlinguistica testuale pura, e mentalmente avviata lungo i canali della conservazione storicizzante. L'analisi traduttologica, in questo caso, è dunque caratterizzata da un continuo processo di proiezione del presente del traduttore sul prototesto, di proiezione posteriore. Al centro di quest'analisi è il tempo del prototesto, intorno alla sua conservazione si plasma la strategia traduttiva.
  Per illustrare concretamente con esempi i due atteggiamenti verso il processo traduttivo, riportiamo una strofa dell'Evgénij Onégin di Pu¿kin nella traduzione di Charles Johnston del 1977 e nella traduzione di Vladìmir Nabókov del 1964. Nessuna delle due è l'incarnazione perfetta e assoluta dei due atteggiamenti, però riteniamo che Johnston abbia un ideale traduttivo più modernizzante di quello maggiormente filologico di Nabókov:

There came a murmur, for a fleeting
moment the assembly seemed to shake...
that lady the hostess was greeting,
with the grand general in her wake -
she was unhurried, unobtrusive,
not cold, but also not effusive,
no haughty stare around the press,
no proud pretensions to success,
no mannerism, no affectation,
no artifices of the vain...
No, all in her was calm and plain.
She struck one as the incarnation -
Shishkov, forgive me, I don't know
the Russian for le comme il faut.

Vediamo ora la versione di Nabókov:

But lo! the throng has undulated,
a whisper through the hall has run....
Toward the hostess there advanced a lady,
followed by an imposing general.
She was unhurried,
not cold, not talkative,
without a flouting gaze for everyone,
without pretensions to success,
without those little mannerisms,
without imitational devices....
All about her was quite, simple.
She seemed a faithful reproduction
du comme il faut... (Shishkóv, forgive me:
I do not know how to translated it).

Johnston ha in mente il proprio lettore modello traducendo, tant'è vero che si premura di conservare la rima, come tratto distintivo della poesia secondo una concezione stereotipata. Nabókov, da parte sua, dopo avere spiegato nel voluminosissimo metatesto (l'apparato critico dell'edizione di Nabókov occupa circa dieci volte lo spazio del testo tradotto) che a suo parere la dominante del poema pu¿kiniano è la metrica, i tetrametri giambici che caratterizzano l'opera e che, in seguito, sono stati definiti «tetrametri onieghiniani» perché hanno costituito un precedente fondamentale, costruisce un metatesto in giambi che, ogni volta che riesce, sono anche tetrametri. C'è per esempio l'eccezione di «She was unhurried,» un dimetro. Naturalmente, il vincolo della rima, considerata implicitamente la dominante del testo, costringe Johnston ad acrobazie per costringere l'intreccio complessivo della strofa (più che la conformazione del verso) nella struttura formale che si è imposto.
  Quali sono le considerazioni generali che si possono fare a proposito della modernizzazione e della storicizzazione dei testi tradotti? La prima può essere considerata più adatta ai fini d'intrattenimento, perché affatica meno il lettore dandogli un testo più facilmente fruibile. La seconda è più adatta per accrescere la conoscenza, da parte del lettore, di culture diverse dalla propria. Forse anche in questo caso si può parlare di intrattenimento, ma il primo è un intrattenimento "in casa propria", frutto di un desiderio di divertirsi senza sconfinare dal proprio mondo per come lo si conosce. Il secondo invece è un divertimento di carattere maggiormente esplorativo, che richiede più curiosità per l'incognito, per il nuovo, per il diverso.
  Dal punto di vista delle abilità traduttive in gioco, la modernizzazione mette in risalto le capacità del traduttore di farsi capire da un pubblico, di conseguenza anche le capacità di conoscere il pubblico che si ha di fronte e di tenerne presenti le esigenze. L'analisi traduttologica del modernizzatore tende a cercare, per ogni riferimento datato, un omologo nella metacultura da utilizzare in sostituzione del primo. La storicizzazione tende a far risaltare maggiormente invece le capacità filologiche del traduttore e la sua abilità a presentare in modo interessante elementi di una cultura remota stuzzicando la curiosità del lettore, e a creare un apparato metatestuale gradevole e non pesante.

  

Riferimenti Bibliografici

CALVINO I. Se una notte d'inverno un viaggiatore, Torino, Einaudi, 1979.

NORD C. Text Analysis in Translation. Theory, Methodology, and Didactic Application of a Model for Translation-Oriented Text Analy-sis, traduzione dal tedesco di C. Nord e P. Sparrow, Amsterdam, Rodopi, 1991, ISBN 90-5183-311-3.

PUSHKIN A. Eugene Onegin, traduzione di C. Johnston, London, Penguin, 1977, ISBN 0-14-044394-0.

PUSHKIN A. Eugene Onegin, traduzione di V. Nabokov, Princeton, Princeton University Press, 1975, ISBN 0-691-01905-3.


1 Calvino 1979, p. 156.

 



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