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Il processo traduttivo - parte quarta

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  Alla fine dell'unità precedente abbiamo visto il modello toropiano degli otto tipi di traduzione adeguata, che riportiamo anche qui in forma lievemente modificata, con l'aggiunta dei numeri corrispondenti alle descrizioni di ciascun tipo. Torop ha preferito servirsi, come testo di riferimento, di un testo poetico. Ma tenendo presente il discorso fatto sul concetto di traduzione totale (vedi unità 16), è evidente che, se il modello traduttivo deve avere valore universale, usare come testo di riferimento un testo poetico non può costituire un fattore limitante.

traduzione adeguata

ricodifica

trasposizione

analisi

sintesi

analisi

sintesi

dominante

autonomia

dominante

autonomia

dominante

autonomia

dominante

autonomia

macrostilistica

precisa

microstilistica

citazionale

tematica

descrittiva

espressiva

libera

1

2

3

4

5

6

7

8



  Il primo spartiacque è tra ricodifica e trasposizione che, come ricordiamo, distingue il trasferimento del piano dell'espressione (ricodifica) da quello del piano del contenuto (trasposizione). In questa unità ci occuperemo della traduzione-ricodifica, mentre nella prossima esamineremo i quattro tipi di traduzione-trasposizione.

  Se si ci si concentra sulla ricodifica analitica (ricordiamo che l'analisi è quella parte del processo traduttivo che si rivolge all'originale, mentre la sintesi è la proiezione del prototesto sul metatesto) incentrata sulla dominante, si ha quella che Torop definisce

1. traduzione macrostilistica. In questo tipo di traduzione, la dominante è il piano dell'espressione dell'originale, sul quale si fonda anche la costruzione del piano del contenuto del metatesto. Nel metatesto si ha una pedissequa conservazione del metro, di eventuali rime, delle strofe, e di tutte le strutture formali.

Viene detta «macrostilistica» perché, nel conservare, riprodurre o ricostruire le caratteristiche stilistiche dell'originale, non si fissa sui singoli elementi, ma punta a una riproduzione globale degli elementi stilistici generali del prototesto. In questa categoria rientrano, per esempio, le traduzioni di poesie in rima e metricamente basate sull'originale che però, per forza di cose, hanno un contenuto semantico diverso dall'originale. Come dice Nabókov nella prefazione alla celebre traduzione in inglese dell'Evgénij Onégin di Pu¿kin, «To reproduce the rhymes and yet translate the entire poem literally is mathematically impossible» 1.

  Se si opta sempre per una ricodifica analitica, incentrata però sull'autonomia, dove cioè la dominante non solo è tale, ma assurge al rango di dominante assoluta e offusca tutte le altre sottodominanti, si ha quella che viene definita

2. traduzione precisa. A differenza del caso precedente, il piano dell'espressione dell'originale è dominante al punto che nel metatesto non esiste altro. Si tratta della traduzione che taluni definiscono «interlineare».

La forma stilistica e sintattica del prototesto si appropriano completamente il metatesto, stravolgendo le regole di costruzione della lingua ricevente e piegandole a quelle della lingua emittente. Questo tipo di traduzione difficilmente può essere considerata un testo. È piuttosto un ausilio per accedere all'originale. Classico è il caso delle poesie con testo a fronte, dove quest'ultimo non è leggibile in quanto tale, ma solo in quanto "nota esplicativa" al prototesto.
  Spostandoci dalla ricodifica analitica alla ricodifica sintetica, ossia basata sì sul piano dell'espressione, ma rivolta alla sintesi, ossia al prodotto del lavoro di traduzione, che di conseguenza è anche la proiezione del testo verso un lettore potenziale ipotetico postulato dal traduttore, si ha un primo caso di traduzione basata sulla dominante dell'originale:

3. la traduzione microstilistica. Scopo principale di questo tipo di traduzione è tendere alla ricreazione dei singoli artifici espressivi dell'autore, perciò di questa categoria fanno parte i tentativi di esotizzazione (conservazione di realia che ricordano al lettore la distanza culturale del prototesto), di localizzazione (modifica dei realia e loro sostituzione con realia affini della cultura ricevente, in modo da cancellare la distanza culturale dal prototesto) e di traduzione tropica (tentativo di riprodurre le singole figure retoriche del prototesto).

Il motivo per cui questo tipo di traduzione viene definito «microstilistico» sta nel fatto che la strategia traduttiva si fonda sulla riproduzione non dello stile formale dell'originale nell'insieme, ma di singoli elementi stilistici, con un'attenzione per la loro potenziale ricezione da parte del lettore modello del metatesto.

  L'ultimo caso di ricodifica è quello della ricodifica sintetica autonoma, dove cioè la dominante del prototesto diventa, nel metatesto, assoluta e viene a oscurare tutti gli altri elementi (sottodominanti ed elementi secondari). Torop la definisce

4. traduzione citazionale. In questo tipo di traduzione, l'obiettivo di riproduzione formale del piano dell'espressione è preso talmente alla lettera, che soltanto i limiti formali (grammaticali e sintattici) impediscono al traduttore di "copiare" l'originale: la precisione lessicale è la dominante assoluta.

La differenza tra la traduzione precisa e quella citazionale sta nel fatto che la prima è interlineare, perciò non sottostà ad alcuna regola sintattica della lingua ricevente, mentre la citazionale ha una precisione lessicale che però tiene conto delle limitazioni formali imposte dalla lingua ricevente. Per questo motivo la traduzione precisa è analitica (rivolta all'originale) mentre la traduzione citazionale è sintetica (ha maggiore riguardo per le possibilità di lettura). A volte questo tipo di traduzione viene chiamato «letterale», ma a nostro parere questo termine, come vedremo in una delle unità successive, è troppo vago e ambivalente per poter essere impiegato nel contesto di una tassonomia scientifica.

  Abbiamo esaminato, fino a questo momento, i quattro tipo di traduzione-ricodificazione. Nella prossima unità esamineremo gli altri quattro tipi di traduzione adeguata che appartengono al sottogruppo della traduzione-trasposizione.


Bibliografia

HJELMSLEV L. I fondamenti della teoria del linguaggio. A cura di Giulio C. Lepschy. Torino, Einaudi, 1975.
Edizione originale: Omkring Sprogteoriens Grundlæggelse, København, Festskrift udg. af Københavns Universitet, 1943.

NABÓKOV V. Foreword. In Eugene Onegin, di Aleksandr Pushkin, a cura di Vladimir Nabókov, 4 vol., Princeton, Princeton University Press, 1975. ISBN 0-691-01905-3.

TOROP P. Total´nyj perevod [La traduzione totale]. Tartu, Tartu Ülikooli Kirjastus [Edizioni dell'Università di Tartu], 1995. ISBN 9985-56-122-8.




1 Nabókov 1975, p. ix.
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(in inglese)
TOROP P.





 



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