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38 - Come si fanno le note

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«Prima doveva leggere la tragedia tutta d'un fiato, per averne un'impressione generale, e poi una seconda volta pezzo per pezzo, a piccole dosi, con una matita in mano per prendere nota di eventuali osservazioni critiche sui singoli particolari»1.

Abbiamo già visto in un'unità precedente di questa parte del corso quale può essere il ruolo delle note del traduttore in una strategia traduttiva nel suo complesso. In questa unità esamineremo invece nei dettagli come concretamente occorre predisporre le note in rispondenza alla normativa internazionale esistente.

Le note al testo hanno lo scopo di dare informazioni supplementari che, se collocate all'interno del testo, lo renderebbero contorto o complicato da leggere. Le note rappresentano l'aspirazione di un testo lineare a essere ipertestuale. In effetti, un ipertesto può essere considerato un testo lineare dotato di tanti rimandi, di tante note, le quali, anziché esaurirsi nel vicolo cieco del piè di pagina, continuano poi a svilupparsi con altri testi e altri rimandi ad altre parti del testo.

Se perciò da un lato si può capire la raccomandazione a fare note brevi succinte ed essenziali, dall'altro si può anche pensare a questa raccomandazione come qualcosa di datato, quando la lettura trasversale permessa da un ipertesto appariva trasgressiva e negativa, mentre ora, che abbiamo quotidianamente a che fare con l'ipertesto per antonomasia che è internet, ci sembra una modalità naturale di fruizione.

Le note si dividono in due grandi categorie: le note bibliografiche e le note esplicative. Cominciando dalle note bibliografiche, la norma ISO 2384 sulla traduzione contiene un paragrafo sulle note del traduttore, nel quale si afferma:

I titoli delle opere e degli articoli citati nelle note, nelle note a piè pagina e nei riferimenti bibliografici o nelle note del traduttore possono essere tradotti, nel qual caso si raccomanda che tra parentesi quadre segua la citazione nella lingua originale. (Iso 2384: 3)

Pertanto, per quanto riguarda le note bibliografiche, la raccomandazione dell'ISO riguarda la conservazione dei dati nella lingua originale. La traduzione è data solo come possibilità, non come necessità, raccomandando però di conservare in ogni caso i dati dell'originale. Questo è fondamentale perché, se si procedesse alla traduzione dei dati bibliografici, il lettore non sarebbe più in grado di capire a quale opera si fa riferimento2.

Ma oltre all'aggiornamento dei dati bibliografici, il traduttore può e in certi casi deve intervenire con note proprie di carattere esplicativo e non bibliografico. Vediamo cosa dice in proposito la norma ISO:

I commenti del traduttore possono essere riportati o a piè pagina oppure essere aggiunti alla fine della traduzione come appendice. Devono essere preceduti dalle parole «Nota del traduttore» o da una frase corrispondente nella lingua della traduzione. (Iso 2384: 3)

È importante che vengano tenute distinte le note del traduttore da quelle dell'autore o comunque dell'edizione originaria. A tale scopo è sempre necessario indicare appunto con una specificazione che si tratta di note del traduttore. Ciò peraltro rientra nella raccomandazione che riguarda le modifiche apportate al testo: qualsiasi aggiunta o taglio da parte del traduttore va indicato, e nella pagina del copyright occorre specificare se si tratta di una traduzione completa o parziale.

Con i programmi di elaborazione testi più diffusi è possibile creare note a piè pagina e note a fine testo, per lo stesso documento, in modo indipendente. Ciò permette di numerare le note a piè pagina in un modo e, in modo parallelo e senza interferenze in questa numerazione, numerare quelle a fine testo. Questo strumento è molto comodo per i traduttori. In effetti è raro che un autore usi lo strumento della nota a piè pagina di carattere esplicativo. Se deve spiegare qualcosa, può integrare il tutto nel testo. È più frequente che l'autore inserisca invece in note a fine testo argomentazioni supplementari o informazioni secondarie rivolte non al lettore comune ma soltanto a quello che si trovasse particolarmente interessato ad approfondire un determinato argomento.

In questo caso ritengo che sia consigliabile lasciare inalterata la numerazione delle note originarie, e creare una nuova numerazione per delle note del traduttore a piè pagina.

In effetti la collocazione a piè pagina è quella ideale per le note del traduttore: se ci sono, significa che sono indispensabili per il proseguimento della lettura, perciò non avrebbe senso costringere il lettore ad andare a cercare a fine testo un'informazione necessaria per seguire il filo del discorso. Inoltre, se il traduttore intende collocare nell'apparato metatestuale annotazioni che vanno al di là dello stretto indispensabile per continuare la lettura, può inserirle in una parte diversa dell'apparato, per esempio nella postfazione.

Tale interpretazione sulla concisione ed essenzialità delle note a piè pagina è confermata anche dalle norme statunitensi. (Queste, a differenza delle norme internazionali dell'ISO, sono messe gratuitamente a disposizione in internet, un atto di grande civiltà e intelligenza: in effetti, già così le norme in molti settori sono regolarmente disattese. Come può pretendere l'ISO che un ente o una persona si prendano la briga di rispettarle se, come primo ostacolo, occorre acquistarle a caro prezzo?)

Le note a piè pagina e le note a fine testo sono inserite in un [testo] solo per chiarire informazioni del testo e sono più brevi possibile. Per evitare di preparare note a piè pagina e note a fine testo, l'autore può incorporare il materiale nel testo racchiudendolo tra parentesi tonde o collocandolo in un paragrafo a sé stante. (ANSI/NISO 1995: 21)

Gli esponenti di nota, collocati nel testo con funzione di richiamo, sono di carattere più piccolo e in posizione rialzata rispetto al co-testo. Per quanto riguarda le citazioni, l'esponente di nota va collocato subito dopo le virgolette (se si tratta di una citazione breve) o subito dopo l'ultima parola della citazione lunga in corpo ridotto.

Le note del traduttore sono uno dei pochi momenti di visibilità del lavoro di questo secondo autore del testo. Di conseguenza, tutte le strategie traduttive che prevedono (o forse dovrei dire «prevedevano» nella speranza che sia un fenomeno da attribuirsi esclusivamente al passato) l'invisibilità del traduttore - la presentazione del testo tradotto come originale - non hanno note del traduttore. Per questo motivo a volte le note del traduttore sono vissute come momento di affermazione di un ruolo che non vuole più essere confinato dentro il ripostiglio degli editori, o dietro le tende delle finestre degli studi e delle case dove le traduzioni si compiono, a tutte le ore del giorno e della notte, in silenzio, senza parere.

Riferimenti Bibliografici

ANSI/NISO Z39.18-1995 Scientific and Technical reports - Elements, organization, and design. Bethesda, Maryland, Niso Press, 1995, ISSN 1041-5653.

CANETTI ELIAS Die gerettete Zunge. - Die Fackel im Ohr. - Das Augenspiel, München, Carl Hanser Verlag, 1995, ISBN 3-446-18062-1.

CANETTI ELIAS La lingua salvata. Storia di una giovinezza, traduzione di Amina Pandolfi e Renata Colorni, Milano, Adelphi, 1980, ISBN 88-459-0417-2.

International Standards Organization, norma 2384.


1 Canetti 1980: 269.
2 Un caso diverso ovviamente riguarda l'aggiornamento della bibliografia con i dati relativi ai testi tradotti nella cultura ricevente. Qui non si tratta della traduzione dei titoli, ma della loro sostituzione con i titoli con cui tali opere sono state commercializzate nella lingua in cui si sta svolgendo la traduzione.


 



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