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5. Lingua straniera e autocoscienza linguistica

Si è visto nell'unità precedente come, nell'apprendimento della lingua madre, si proceda da un linguaggio subverbale al linguaggio verbale in modo perlopiù inconsapevole. Le prime esperienze di autocoscienza linguistica - consapevolezza della propria conoscenza di una lingua - si fanno quando,
a scuola, si incomincia a studiare la grammatica della propria lingua madre (fino allora considerata un dato di fatto, un fenomeno naturale del mondo su cui non era necessario interrogarsi) e si fanno le prime esperienze di apprendimento di una o più lingue straniere.
IN RETE
(in italiano)
Andrea Camilleri


IN RETE
(in inglese)
T. S. Eliot (1888-1965)

The Love Song of
J. Alfred Prufrock

(T. S. Eliot - 1917)


Il caso di un individuo che nell'infanzia è abituato a parlare una sola lingua
ed entra a contatto con altre lingue dall'età scolare in poi è detto «multilinguismo». «Plurilinguismo» è invece il fenomeno che contraddistingue individui che hanno acquisito simultaneamente dalla nascita più lingue 1.

Il Sé - ossia l'individuo cosciente della propria identità e delle proprie relazioni con l'ambiente - e la personalità sono fortemente influenzati dal linguaggio. Anche se «spesso è più l'Inconscio che l'Io cosciente a dipendere dai vissuti linguistici» 2, esiste una relazione molto stretta e univoca tra Io e linguaggio. Si potrebbe perciò argomentare che, in presenza di plurilinguismo, si abbiano due Io (e quindi una personalità divisa, tendenze schizoidi).

Sono stati effettuati studi per indagare la possibilità di disturbi psichici legati al plurilinguismo, ma i risultati puntano in una direzione ben diversa: «[...] nonostante la presenza di una doppia personalità nel bilingue coordinato (o perfetto), tale duplicità non implica uno sdoppiamento di tipo patologico, ma semmai una ricchezza profonda che non solo permette di assimilare mondi diversi ma anche di possedere un potente meccanismo di difesa» 3. La necessità che hanno spesso gli individui plurilingui (e in certi casi anche i multilingui) di passare da un codice (lingua) all'altro, il cosiddetto code-switching, è addirittura un fattore positivo e fecondo, ed «è indicativo di una fondamentale unità all'interno della struttura e della dinamica della personalità» 4.

Non c'è quindi la pericolosa presenza di più Io, ma una sorta di meta-Io «che controlla e sintetizza i vari comportamenti verbali e comunicativi che corrispondono ai diversi codici linguistici» 5. L'individuo plurilingue ha una struttura psichica più complessa e ricettiva.

Alcuni studi effettuati su bambini plurilingui hanno indicato che il code-switching comporta anche una precoce consapevolezza - ancorché incompleta - della varietà delle lingue. Nel momento in cui la lingua non è più soltanto uno strumento usato spontaneamente ma è anche oggetto di riflessione, quando cioè la lingua viene usata per descrivere la lingua, si parla di «metalinguaggio». Nel caso dei bambini plurilingui si può pertanto parlare di «coscienza metalinguistica» 6. «Il soggetto plurilingue fin dall'infanzia raggiunge un grado di sviluppo metacognitivo e metalinguistico generalmente superiore a quello dei soggetti monolingui» 7.

La differenza fondamentale tra l'apprendimento delle lingue madri nell'infanzia e l'apprendimento scolastico delle lingue straniere (o lo studio più approfondito e razionale della propria lingua) sta proprio nel grado di consapevolezza:

«Durante lo stadio cognitivo colui che apprende la lingua si impegna in un'attività mentale cosciente al fine di trovare significato nella lingua [...] I processi interni, che avvengono durante questi stadi, potrebbero spiegare il ruolo di sforzo cosciente nell'apprendimento nei diversi contesti linguistici» 8.

Laddove l'infante aveva imparato a collegare suoni e concetti, suoni e affetti, colui che impara una lingua straniera è dotato di autocoscienza linguistica: «Il parlante/ascoltatore umano è conscio del suo sé come agente comunicante. La competenza linguistica non è altro che la totale auto-percezione e il totale auto-controllo. [...] dovrebbe essere chiaramente evidenziato che l'autocoscienza linguistica non è da identificare con l'autocentrismo o narcisismo» 9, e questo perché, trattandosi di uno strumento per comunicare con il resto del mondo, è nel contempo una consapevolezza incentrata su di sé e sugli altri.

Gli individui multilingui, nel momento in cui imparano una lingua straniera a scuola, vivono un'esperienza metalinguistica: nulla è più spontaneo né automatico, quasi tutto è soggetto a regole esplicitamente spiegate e da apprendere con la ragione. Anche in questo caso la componente affettiva è fondamentale: la relazione con l'insegnante, il modo in cui avviene l'apprendimento determinano in gran parte l'atteggiamento verso questo tipo di studi. I migliori risultati si ottengono in presenza di relazioni importanti con l'insegnante/gli insegnanti (una sorta di transfert didattico) o comunque con le persone dalle quali si apprende la lingua o quando esiste un forte legame (estetico, ideologico, affettivo) con la cultura o i paesi in cui si parla la lingua.

«Gli atteggiamenti personali, socioculturali, linguistici - come insiemi affettivo-cognitivi - possono essere messi in relazione [...] con la posizione o reazione del ricevente. Un messaggio è principalmente uno stimolo e una risposta condizionata dai toni affettivi del suo contenuto [...] I sentimenti e le emozioni sono raramente assenti dalle forme verbali, nonostante a volte possa sembrare il contrario [...] i suoni del linguaggio possono portare con sé un valore simbolico o un richiamo emotivo [...]» 10.

Secondo gli indirizzi più recenti della psicologia cognitiva, conserviamo le informazioni in una memoria a breve termine (detta anche memoria operativa) o nella memoria a lungo termine. Le informazioni, per esempio quelle linguistiche, vengono elaborate in quattro fasi: selezione, acquisizione, costruzione di collegamenti interni e integrazione delle informazioni nuove con le vecchie nella memoria a lungo termine.

In questo senso lasciano perplessi i corsi di lingua pubblicizzati per la rapidità e l'efficienza con la quale si riesce a imparare quantità inverosimili di vocaboli: spesso, quando la memorizzazione è veloce, ma avviene in un contesto affettivamente sterile, il legame con il materiale appreso è talmente fievole da creare confusione e svanire senza avere il tempo di depositarsi nella memoria a lungo termine. Come dice T. S. Eliot in The Love Song of J. Alfred Prufrock:

In a minute there is time.
For decisions and revisions which a minute will reverse 11.

Con le dovute eccezioni, più l'apprendimento avviene in modo rapido, e meno la situazione in cui avviene è coinvolgente sul piano affettivo (o più è coinvolgente in senso negativo), meno è stabile. «La competenza linguistico-comunicativa in due lingue/culture diviene un inestimabile patrimonio del comunicante umano soltanto se la personalità umana totale, nelle sue dimensioni performativa, cognitiva e profondamente conscia, è coinvolta nel potere di controllo dei due sistemi di comunicazione» 12.

Quando una lingua entra a fare parte della propria identità, il code-switching può diventare una modalità, oltre che adattiva, anche espressiva. La commutazione di codice diventa una scelta psicologica che nasce nel profondo dell'Io del parlante. Lo si è mostrato, per esempio, in studi condotti in popolazioni di madre lingua spagnola inserite in una società anglofona 13.

È possibile ritrovare questa forma di commutazione di codice anche nella narrativa. Ne abbiamo un esempio nei romanzi di Andrea Camilleri, dove si alternano l'italiano e il siciliano in una forma originale che costringe il lettore a comprendere un linguaggio che inizialmente gli è estraneo.
Ecco un esempio:
Meli si alzò lento lento come se il culo non si potesse staccare dalla seggia, tuppiò alla porta del questore, trasì.
«Cavaliere, nel mio ufficio c'è Puglisi».
«Cossa 'l voeur?».
«Vuole subito l'ordine di cattura per quel mazziniano nascosto a Vigàta, Traquandi».
«Fateglielo».
«Sissi, ma la difficortà è che il delegato pensa che a dare foco al teatro sia stato proprio Traquandi» 14.
Vi sono poeti che utilizzano il code-switching all'interno di una stessa composizione, come in questo caso:

Quienes somos

it's so strange in here
todo lo que pasa
is so strange
y nadie puede entender
que lo que pasa aquí
isn't any different
de lo que pasa allá
where everybody is trying
to get out
move into a better place
al lugar where he can hide
where we don't have to know
quienes somos
strange people of the sun
lost in our own awareness
of where we are
and where we want to be
and wondering why
it's so strange in here 15

Appropriarsi una lingua straniera è, come abbiamo visto, un'esperienza molto profonda e coinvolgente e, nel contempo, per chi non nasce plurilingue, è un'occasione per prendere coscienza delle proprie conoscenze linguistiche. Nelle prossime unità affronteremo i processi mentali legati alla lettura, alla scrittura e infine alla traduzione.

Bibliografia

ELIOT T. S. Collected Poems 1909-1962,
London, Faber and Faber, 1975. 1a ed. 1963. ISBN 0-571-10548-3.

ORTIZ VÁSQUEZ P. Quienes somos, in The Bilingual Review /
La Revista Bilingüe
, n. 2, 1975, p. 293-294.

POPLACK S. Sometimes I'll start a sentence in Spanish y termino in Español: toward a Typology of code-switching, in Linguistics,
n. 18, 1980, p. 581-618.

TITONE R. La personalità bilingue. Caratteristiche psicodinamiche.
Titolo originale: On the Bilingual Person, trad. di Caterina Cangià.
Milano, Bompiani 1995, ISBN 88-452-2744-8.

CAMILLERI A. Il birraio di Preston,
Palermo, Sellerio, 1995. ISBN 88-389-1098-7.

1 Titone, p. 48-49.
2 Titone, p. 37
3 Titone, p. 42.
4 Titone, p. 43.
5 Titone, p. 88.
6 Titone, p. 88.
7 Titone, p. 186
8 Titone, p. 21.
9 Titone, p. 28.
10 Titone, p. 28.
11 Eliot 1975, p. 14.
12 Titone, p. 177.
13 Poplack 1980.
14 Camilleri 1995, p. 182
15 Ortiz Vásquez 1975, p. 193-294.